Justice for Carlo (2)
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(sottotitolo: una fiaba dell'orrore)Etichette: 2009, Avenal, Carlo Parlanti, diritti umani, ingiustizia, innocente, ma il nostro governo non dovrebbe tutelarci cazzo??, where are the institutions?, wrongfully convicted

che faccio. Tenetevela bene a mente perché il contrasto che ne esce fuori è pazzesco. Bene, ora pensate ad una persona da 5 anni ingiustamente detenuta, vessata, e con un budget di vita estremamente limitato. Una persona che sapendo di farmi piacere ha preso, imbustato e spedito in Italia un giornale di una 40ina di pagine, per darmi modo e darmi il piacere, la soddisfazione di incorniciare il mio primo "internazionale" (così l'ha chiamato). Spendendo l'equivalente di almeno 4 lettere. Senza stare a sentire le mie lamentele e rimproveri telefonici di settimane intere che gli intimavano di non fare il cretino e strappare solamente la pagina con l'articolo. Quando quegli 8 francobolli "1st class" che ha utilizzato, potevano essere utilizzati per altro. Ma non è solo questo che stride con l'ignoranza di quella parte di mia parentela.Etichette: 2008, affetto, amici, Avenal, Carlo Parlanti, diritti umani, friend, innocente, Katia, risate, speranza
Community Alliance - November 2008- page 16- Fresno, Ca

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tratto da "IL FONDO"
Una telefonata. Un applauso che scaturisce spontaneo. E una lacrima scende lungo il viso dell’uomo che sta tenendo in mano la cornetta. E’ il 15 ottobre 2008. Da una parte, la platea del Centro Italiano attori di Milano. Dall’altro capo del filo, Carlo Parlanti, in collegamento dal carcere. Tutto ciò nel corso di un’ intervista telefonica condotta nell’ambito di una serata a lui dedicata, nata dalla collaborazione tra l’Associazione no -profit Prigionieri del Silenzio e gli artisti milanesi guidati da Ivan Suen.
“Il Caso Carlo Parlanti: tra finzione e realtà”. Un incontro nato per far conoscere alla gente chi è Carlo Parlanti, di cosa è stato accusato (ingiustamente) e come la sua vita sia stata trasformata in un inferno sulle basi del nulla. Perché è questo che ancora, dopo quattro anni, colpisce la gente che decide di fermarsi e guardare le prove e leggere la documentazione del caso: Carlo Parlanti viene accusato senza che vi siano effettive dimostrazioni della sua colpevolezza e, ancor di più, con evidenti contraffazioni delle prove presentate in tribunale.
Ecco quindi che prima nella conferenza stampa indetta da Prigionieri del Silenzio lo scorso 10 ottobre ed ancora una volta nel corso dell’evento patrocinato dal Centro italiano attori il 15, vi è stata la possibilità di toccare con mano ed immedesimarsi nella triste quotidianità dell’uomo che sempre di più sta diventando simbolo delle spesso tragiche condizioni degli italiani detenuti all’estero. Con l’aggravante, in questo caso, rispetto ad altri, della sua innocenza.
Nel corso della conferenza stampa del 10 ottobre, Katia Anedda, presidente di Prigionieri del Silenzio, e con lei la dott.ssa Luciana Martena , (PDL) l’On. Matteo Salvini, (Lega) e con la dott.ssa Renata Galanti (Lega), hanno illustrato le problematiche maggiori relative allo stato di detenzione di un connazionale oltre i confini di Stato. Tra di esse le oggettive difficoltà linguistiche e la sovrappopolazione carceraria; un assistenza che non sempre viene condotta in modo lineare dalle autorità e la difficoltà, sempre molto sentita di potersi fidare realmente dei legali che si contattano. Ma soprattutto l’integrità fisica dei propri cari, spesso messa a repentaglio da forte promiscuità e dalle malattie infettive.
Il caso di Carlo Parlanti viene preso come esempio: la dott.ssa Martena elogia Prigionieri del Silenzio per il lavoro innovativo svolto fino ad ora mentre la dott.ssa Galante, responsabile dello Sportello Famiglie del Carroccio offre la collaborazione degli avvocati ad esso legati per studiare una concreta risoluzione al favore del Parlanti.
Viene infine introdotto Ivan Suen, presidente del Centro italiani attori di Milano, il quale illustra con dovizia di particolari e semplicità le motivazioni che lo hanno spinto a volere organizzare uno spettacolo su Carlo Parlanti.
Ed è proprio in questa occasione, in questa serata, che l’essenza stessa del caso e della vita strappata a Carlo Parlanti trovano un senso, palesandosi davanti alla platea del Centro Italiano Attori. Grazie alla stupenda interpretazione di Gabriele Milia, su un monologo composto dallo scrittore bolognese Giuliano Bugani, sembra che Carlo Parlanti sia presente nella platea, sia lui stesso ad affiancare nell’illustrazione della documentazione la sua fidanzata storica Katia Anedda. E gli occhi della gente si sgranano, l’emotività sale, il mormorio è costante. Gianfranco Ferreri, avvocato penalista del foro di Torino presente alla serata, interviene nel dibattito. La documentazione inerente il caso viene presentata, vengono analizzate le incongruenze, sottolineate le ingiustizie. Il silenzio in sala scende nel momento in cui, intorno alle 23, l’impianto acustico del teatro risuona delle note di uno squillo telefonico.
Il protagonista della serata, colui del quale si è parlato, la presenza portata in gioco dal bravo Gabriele si palesa nella sua realtà. E’ Carlo Parlanti. E’ lui che chiama approfittando della possibilità data ai detenuti di effettuare delle telefonate prenotate di 15 minuti. Ivan Suen, affabile padrone di casa, intervista Carlo interrogandolo sulle sue condizioni di vita all’interno del carcere, sulle sue sensazioni: cosa si prova ad essere un innocente detenuto in carcere da 4 anni? Le risposte di Carlo Parlanti sono come sempre semplici, pacate e dignitose. Non ha la presunzione di convincere il suo interlocutore della propria innocenza. Invita piuttosto i presenti a saggiare con i propri occhi la verità attraverso la documentazione del caso.
E l’applauso sale spontaneo tra le fila della platea. Carlo Parlanti sorride, commosso, mentre le lacrime scendono da sole solcandogli il volto. E gli ridonano un po’ quella vita e di speranza che da quattro anni gli vengono sottratte a forza ogni giorno.
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che ti aprono veramente il cuore quando le senti... sono senza prezzo per quanto son belle. Ed allora anche il sonno un po' scema nonostante l'ora tarda. E ti senti meglio, e senti che ciò che fai è giusto. Anche se prima non ne avevi dubbi, quando senti questo tipo di risate, seppur brevi, hai l'ennesima conferma che stai agendo per il meglio. Ed è una sensazione veramente bella. E che ti riempie l'animo.
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http://wordwaymike.blogspot.com/2008/01/greg-totten-ventura-county-district.html
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