Justice for Carlo (2)
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Grazie a Casapound ed agli Ultras della Roma


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(sottotitolo: una fiaba dell'orrore)Etichette: 2009, Avenal, Carlo Parlanti, diritti umani, ingiustizia, innocente, ma il nostro governo non dovrebbe tutelarci cazzo??, where are the institutions?, wrongfully convicted

che faccio. Tenetevela bene a mente perché il contrasto che ne esce fuori è pazzesco. Bene, ora pensate ad una persona da 5 anni ingiustamente detenuta, vessata, e con un budget di vita estremamente limitato. Una persona che sapendo di farmi piacere ha preso, imbustato e spedito in Italia un giornale di una 40ina di pagine, per darmi modo e darmi il piacere, la soddisfazione di incorniciare il mio primo "internazionale" (così l'ha chiamato). Spendendo l'equivalente di almeno 4 lettere. Senza stare a sentire le mie lamentele e rimproveri telefonici di settimane intere che gli intimavano di non fare il cretino e strappare solamente la pagina con l'articolo. Quando quegli 8 francobolli "1st class" che ha utilizzato, potevano essere utilizzati per altro. Ma non è solo questo che stride con l'ignoranza di quella parte di mia parentela.Etichette: 2008, affetto, amici, Avenal, Carlo Parlanti, diritti umani, friend, innocente, Katia, risate, speranza
Oggi è il compleanno di Carlo. Fa 44 anni. E' il 5° per lui sotto detenzione. Una detenzione ingiusta, ci tengo a sottolineare. Questa foto rappresenta il suo ultimo compleanno da libero. Compiva 39 anni. A me fa sempre uno strano effetto vedere quella foto. Mi lascia un magone indescrivibile. Perché sorride con gli amici (che mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto). Perché era libero. Per tanti motivi. Lo scorso anno non lo conoscevo bene, anche se davo una mano a Katia dall'agosto precedente. E quando Katia mi diceva che era il primo anno che non passava con lui da quando era sotto detenzione mi sentivo dì dispiaciuta, ma finiva lì. Quest'anno è differente. Quest'anno mi ci rode l'anima, se ci penso sto male perchè oramai è diventato come un prolungamento della famiglia insieme a Katia e la Dani, la Mara, Elisa. E' difficile forse da spiegare, ma è come se mancasse qualcosa. Insomma, io alle persone alle quali voglio bene faccio gli auguri, mi diverto a festeggiarle, fare loro regali. Oggi non posso fare niente di tutto questo. E ciò mi fa incavolare. Perché sarebbe bastato che determinate persone che hanno dichiarato di fare alcune cose le avessero realmente fatte invece di prenderci in giro, perché Carlo potesse essere libero, magari non per oggi, ma per Natale.Etichette: 2008, affetto, amici, Carlo Parlanti, ingiustizia, io, prigione, sono incazzata, speranza
Community Alliance - November 2008- page 16- Fresno, Ca

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tratto da "IL FONDO"
Una telefonata. Un applauso che scaturisce spontaneo. E una lacrima scende lungo il viso dell’uomo che sta tenendo in mano la cornetta. E’ il 15 ottobre 2008. Da una parte, la platea del Centro Italiano attori di Milano. Dall’altro capo del filo, Carlo Parlanti, in collegamento dal carcere. Tutto ciò nel corso di un’ intervista telefonica condotta nell’ambito di una serata a lui dedicata, nata dalla collaborazione tra l’Associazione no -profit Prigionieri del Silenzio e gli artisti milanesi guidati da Ivan Suen.
“Il Caso Carlo Parlanti: tra finzione e realtà”. Un incontro nato per far conoscere alla gente chi è Carlo Parlanti, di cosa è stato accusato (ingiustamente) e come la sua vita sia stata trasformata in un inferno sulle basi del nulla. Perché è questo che ancora, dopo quattro anni, colpisce la gente che decide di fermarsi e guardare le prove e leggere la documentazione del caso: Carlo Parlanti viene accusato senza che vi siano effettive dimostrazioni della sua colpevolezza e, ancor di più, con evidenti contraffazioni delle prove presentate in tribunale.
Ecco quindi che prima nella conferenza stampa indetta da Prigionieri del Silenzio lo scorso 10 ottobre ed ancora una volta nel corso dell’evento patrocinato dal Centro italiano attori il 15, vi è stata la possibilità di toccare con mano ed immedesimarsi nella triste quotidianità dell’uomo che sempre di più sta diventando simbolo delle spesso tragiche condizioni degli italiani detenuti all’estero. Con l’aggravante, in questo caso, rispetto ad altri, della sua innocenza.
Nel corso della conferenza stampa del 10 ottobre, Katia Anedda, presidente di Prigionieri del Silenzio, e con lei la dott.ssa Luciana Martena , (PDL) l’On. Matteo Salvini, (Lega) e con la dott.ssa Renata Galanti (Lega), hanno illustrato le problematiche maggiori relative allo stato di detenzione di un connazionale oltre i confini di Stato. Tra di esse le oggettive difficoltà linguistiche e la sovrappopolazione carceraria; un assistenza che non sempre viene condotta in modo lineare dalle autorità e la difficoltà, sempre molto sentita di potersi fidare realmente dei legali che si contattano. Ma soprattutto l’integrità fisica dei propri cari, spesso messa a repentaglio da forte promiscuità e dalle malattie infettive.
Il caso di Carlo Parlanti viene preso come esempio: la dott.ssa Martena elogia Prigionieri del Silenzio per il lavoro innovativo svolto fino ad ora mentre la dott.ssa Galante, responsabile dello Sportello Famiglie del Carroccio offre la collaborazione degli avvocati ad esso legati per studiare una concreta risoluzione al favore del Parlanti.
Viene infine introdotto Ivan Suen, presidente del Centro italiani attori di Milano, il quale illustra con dovizia di particolari e semplicità le motivazioni che lo hanno spinto a volere organizzare uno spettacolo su Carlo Parlanti.
Ed è proprio in questa occasione, in questa serata, che l’essenza stessa del caso e della vita strappata a Carlo Parlanti trovano un senso, palesandosi davanti alla platea del Centro Italiano Attori. Grazie alla stupenda interpretazione di Gabriele Milia, su un monologo composto dallo scrittore bolognese Giuliano Bugani, sembra che Carlo Parlanti sia presente nella platea, sia lui stesso ad affiancare nell’illustrazione della documentazione la sua fidanzata storica Katia Anedda. E gli occhi della gente si sgranano, l’emotività sale, il mormorio è costante. Gianfranco Ferreri, avvocato penalista del foro di Torino presente alla serata, interviene nel dibattito. La documentazione inerente il caso viene presentata, vengono analizzate le incongruenze, sottolineate le ingiustizie. Il silenzio in sala scende nel momento in cui, intorno alle 23, l’impianto acustico del teatro risuona delle note di uno squillo telefonico.
Il protagonista della serata, colui del quale si è parlato, la presenza portata in gioco dal bravo Gabriele si palesa nella sua realtà. E’ Carlo Parlanti. E’ lui che chiama approfittando della possibilità data ai detenuti di effettuare delle telefonate prenotate di 15 minuti. Ivan Suen, affabile padrone di casa, intervista Carlo interrogandolo sulle sue condizioni di vita all’interno del carcere, sulle sue sensazioni: cosa si prova ad essere un innocente detenuto in carcere da 4 anni? Le risposte di Carlo Parlanti sono come sempre semplici, pacate e dignitose. Non ha la presunzione di convincere il suo interlocutore della propria innocenza. Invita piuttosto i presenti a saggiare con i propri occhi la verità attraverso la documentazione del caso.
E l’applauso sale spontaneo tra le fila della platea. Carlo Parlanti sorride, commosso, mentre le lacrime scendono da sole solcandogli il volto. E gli ridonano un po’ quella vita e di speranza che da quattro anni gli vengono sottratte a forza ogni giorno.
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che ti aprono veramente il cuore quando le senti... sono senza prezzo per quanto son belle. Ed allora anche il sonno un po' scema nonostante l'ora tarda. E ti senti meglio, e senti che ciò che fai è giusto. Anche se prima non ne avevi dubbi, quando senti questo tipo di risate, seppur brevi, hai l'ennesima conferma che stai agendo per il meglio. Ed è una sensazione veramente bella. E che ti riempie l'animo.
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un saggio: Verba volant, scripta manent. E i dubbi si dissiparono. Mi sembra che iniziai a scrivere a Carlo direttamente intorno alla metà di settembre.All'inizio non sapevo proprio cosa scrivergli... mi sembrava assurda anche qualsiasi frase di comprensione. Ma lui, che per certi versi ha un caratteraccio, ma che per altri è un autentico angelo, ha risposto spiegando alcune cose, comprendendone altre...
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che in tutta Fiano Romano non ci fosse un francobollo da comprare? In nessun tabacchi? vabbè che qui ad Ardea, perno dell'arretratezza sociale in ogni senso son 3 settimane che non passa il postino (bestie... se dopo ci tocca pagar la mora sulle bollette mi incazzo!) ma insomma...Etichette: Carlo Parlanti, divertimento, fusse che fusse la volta buona, letter, ommaigod, ridere
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“Certo però non è proprio uno stinco di santo. Era una persona alla quale piaceva l’alcool. Gli Piacevano le donne”: Quante volte abbiamo sentito queste frasi da persone che pur di non entrare nel merito della storia di Carlo Parlanti, hanno preferito lasciarsi a determinati commenti diffamatori gratuiti? Per fermare una volta per tutte queste diffamazioni gratuite, che continuano a perdurare nonostante la perizia criminologia che dimostra la sua innocenza, tracciamo un profilo del sig. Carlo Parlanti, nato a Montecatini Terme l’1 Novembre 1964: leggetelo fino alla fine e vedrete cosa ne uscirà.
Curriculum di Carlo ParlantiCarlo Parlanti si laurea nell’anno scolastico 1984-1985 in Fisica, presso la facoltà di Matematica, Fisica E Scienze Naturali dell’Università di Pisa. Nel 1988 il primo lavoro importante presso la “ SYS-DAT Elaboratori” come analista e programmatore. In seguito ad un corso professionale nella stessa azienda, viene assunto insieme ad altre 20 persone su un parterre di scelta di 900 candidati.
Nel 1991 entra in “Nestlè Italia” come analista di sistemi, dove grazie alle sue capacità ed al costante impegno, in meno di un anno passa alla posizione di Senior Consultant. Nel 1995, Parlanti passa alla “JdEdwards Italia”, dove come Senior Consultant viene scelto come “project leader” di un progetto di implementazione basato su tecnologia Ibm.Nell’agosto 1996 inizia la sua avventura lavorativa americana presso la CPL Worldgroup dove coordina l’implementazione del software JDE nei sistemi della “Dole Vegetables, nella quale entra a tutti gli effetti come Project Manager nell’aprile del 1997. Carlo rimane alla Dole fino al suo ritorno in Italia nell’agosto del 2002, scalando in continuazione posizioni di comando, come dimostrano le tabelle allegate nella cartella contenente documentazione complessiva relativa a questo report su Carlo Parlanti, incrementando i suoi profitti ed apportando alla società della quale era dipendente benefici ed ottimi guadagni.
Nel frattempo Carlo Parlanti sviluppa un proprio software chiamato OBDC Face, un ETL Tool, che gli è valso addirittura la citazione in un compendio della facoltà informatica di Copenaghen,e che lo ha portato alla stipula, pochi mesi prima dell’arresto, di un contratto da sogno con la CNG, società irlandese di viaggi ed hotel.Un curriculum di tutto rispetto, difficilmente riscontrabile in molte altre persone. La scalata lavorativa di Carlo Parlanti, documentata anche da moltissimi diplomi di encomio relativi ai campi di applicazione lavorativa, linguistica e manageriale, è frutto di una continua ricerca di miglioramento di se stesso, che non ha niente a condividere con il comportamento di una persona alcolizzata come è stato spesso tacciato essere il Parlanti a causa delle dichiarazioni della sua accusatrice. Un alcolizzato infatti non è in grado di applicarsi al lavoro raggiungendo i traguardi raggiunti dal Parlanti, e ancor di più non è in grado di sostenere l’allenamento fisico che richiedono lanci con il parapendio, la preparazione al Triathlon, ed altre attività sportive come il nuoto e la corsa, sostenute a livello amatoriale, ma che ad ogni modo necessitano che il corpo della persona che le esegue sia allenato e depurato da qualsiasi voglia sostanza disibinitoria.
E se vi fosse ancora qualche perplessità, sulla sua salute fisica un certificato medico redatto nel 2003 dal comando regionale campano dei Carabinieri in seguito allo smarrimento della patente attesta che “ non presenta sintomi che lo rivelino fare abuso di sostanze alcoliche od essere in stato di dipendenza da sostanze stupefacenti”.
Qualsiasi sanitario può attestare che il fegato di una persona alcolizzata, specialmente se tale stato di cose si protrae per più di un decennio, soffrirà di steatosi, ovvero un aumento del contenuto di grasso all'interno delle cellule del tessuto epatico, che avviene in seguito a un processo infiltrativo o degenerativo. I valori del fegato di Carlo Parlanti, come attestano anche le analisi del sangue svolte nella prigione di Avenal, in California, dove è attualmente ed ingiustamente detenuto, nonostante l’Epatite di cui soffre, non presentano assolutamente valori compatibili con un abuso di alcool passato. Ecco quindi la dimostrazione diretta che tacciare il Parlanti di alcolismo è pura e semplice diffamazione gratuita.
Per ciò che riguarda la cosiddetta “leggerezza” del Parlanti nei rapporti con il gentil sesso, tutto può essere ricondotto a semplici illazioni: nessuno ha infatti il diritto di entrare nel merito della sfera privata di una persona. Nessuna promessa è stata mai fatta, e come tale i rapporti sono stati intesi dalle persone coinvolte. Ad esclusione della accusatrice di Carlo Parlanti ed altre due donne americane, di cui soprattutto di una è provabile la scarsa attendibilità etica e comportamentale, tutte le altre partner, sia esse di nazionalità italiana che straniera serbano buoni ricordi dello stesso. Alcune di loro sono parte attiva del gruppo che si sta battendo in difesa del Parlanti.
In fatto di credibilità di una persona, in un mondo corretto e giusto, non si sarebbe resa necessaria la stilazione di un similare dossier. Continue illazioni e diffamazioni gratuite che rischiano di far più male a Carlo Parlanti della semplice indifferenza hanno reso necessario questo report. L’auspicio è che chi abbia diffamato in passato il Parlanti, abbia la coscienza di ammettere il proprio errore.
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