giovedì 16 aprile 2009

Justice for Carlo (2)

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domenica 5 aprile 2009

Giustizia per Carlo Parlanti

Grazie a Casapound ed agli Ultras della Roma


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Videos



Intervento registrato per la conferenza di Prigionieri del Silenzio del 28 Marzo 2009 a Firenze.




Risposta ad un messaggio privato ricevuto su Yt. chi ha orecchi per intendere, intenda.

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martedì 31 marzo 2009

a little reply



"So Valentina said". In Italian, subtitled in English.

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giovedì 15 gennaio 2009

Carlo Parlanti e la casa speciale di Avenal

(sottotitolo: una fiaba dell'orrore)

da: http://blog.libero.it/carlofree/6306992.html

C'era una volta un paese di nome Avenal, dove per la gente che aveva fatto qualcosa che non andava era stata costruita una casa speciale, chiamata Avenal State Prison. In questo posto, un casermone di forma quasi pentagonale composto da tante costruzioni più piccole, viveva un uomo, Carlo, trovatosi lì per errore. Anche dire errore è sbagliato, perchè bisognerebbe parlare di crimini contro di lui. Questo uomo si trovava lì da 5 anni. Cinque anni di inferno nei quali lui, innocente, ne ha subite di tutti i colori. Questa piccola storia parla di ciò che il nostro eroe ha dovuto sopportare nello strano anno 2009.

Il protagonista della nostra storia può comunicare solo per posta e telefono. E da anni combatte con il presentarsi di brutte persone (leggesi avvocati) che pagati per difenderlo, ad un certo punto si scoprono essere anche loro, il più delle volte, i cattivi della situazione perchè non mirano al bene del nostro. Ma torniamo alla storia...raccontando di questa casa speciale.

Questa casa speciale è sorvegliata da alcune persone vestite tra il verde ed il kaki. Alcune persone hanno conservato la propria umanità, altre si sono ormai trasformate in sentimenti cattivi. In questo posto, queste brutte persone trasformatisi in sentimenti cattivi, non sopportano che le persone che vivono nella casa speciale di Avenal possano avere una vita ai limiti della decenza, e quindi se ne inventano sempre una. Per esempio, nella casa speciale, non è possibile al momento, nonostante faccia tanto freddo e la gente all'interno corra il rischio di ammalarsi, di portare indumenti caldi sotto la divisa della casa speciale: pena punizioni e niente pranzo e conte lunghe. Quindi i sentimenti cattivi hanno deciso che bisogna sentire freddo.

Come abbiamo già detto l'eroe della nostra storia è innocente. Ma così innocente, che nel suo stato di origine tante persone si sono messe insieme per aiutarlo, in tanti modi. La cosa più faticosa è quella di rompere il muro di silenzio costruito dai cattivi. Nonostante spesso e volentieri tanti angeli si affaccino dal cielo dando il loro aiuto... non sempre tutto va come deve andare. Queste persone comunicano con Carlo tramite lettere, e si danno tanto da fare per tirarlo su di morale. Tra le cose che fanno, gli mandano dei giornali dove si parla di lui. I sentimenti cattivi trasformatisi in persone cosa fanno? Adducendo come scusa le regole della casa speciale, gli sequestrano solo ed esclusivamente i giornali che parlano di lui.... (continua)

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giovedì 20 novembre 2008

Ve lo dico a cuore aperto


Originariamente scritto nel mio profilo Facebook. Nelle immagini l'ultima lettera di Carlo. E poi ditemi se ho torto.

Spesso dimentichiamo che dietro alle carceri, c'è un mondo che nasce, cresce e muore parallelamente al nostro. Anche io lo ignoravo, o facevo finta di dimenticarmene prima di conoscere Carlo. Spesso è dannatamente più comodo far finta di niente. Grazie a lui ho imparato che non è giusto un atteggiamento del genere. In questa mio sforzo per aiutarlo, parte della mia famiglia è con me, conosce Katia, vuole loro bene. L'altra, non so per quale motivo, se ne strafrega altamente. Forse perché han paura di ciò che non conoscono.. non so. Son solo che non gliene è importato nulla nemmeno quando ho pubblicato il pezzo sul Community Alliance(mensile di Fresno, California) e su La Padania.

Ieri mi è arrivato un bustone da parte di Carlo, contenente il giornale con l'originale del mio articolo, una lettera, ed il biglietto di auguri che un gruppo di inmates gli ha regalato per il suo compleanno lo scorso 1 novembre.Ora vi chiederete voi cosa centra questo con l'apertura di questo mio scritto. E' presto detto. Noi molto spesso ignoriamo che colpevoli od innocenti che siano i detenuti rimangono prima di tutto persone.

E' stato spettacolare leggere tutti i pensieri che questi detenuti avevano scritto a Carlo. Tra di loro c'è chi lo conosce ormai bene, e chi lo conosce poco, ma nonostante questo è straordinaria la sensazione di affetto che ne scaturisce fuori. Questo biglietto (che potete visionare a questo link: http://blog.libero.it/carlofree/5929286.html ) mi da anche la maniera di raccontarvi come giorno dopo giorno mi rendo conto che nonostante i suoi naturali difetti, Carlo sia una persona veramente speciale.

Per farvelo capire dovete mentalmente riallacciarvi alla parte della mia famiglia che non è minimamente interessata a ciò che faccio. Tenetevela bene a mente perché il contrasto che ne esce fuori è pazzesco. Bene, ora pensate ad una persona da 5 anni ingiustamente detenuta, vessata, e con un budget di vita estremamente limitato. Una persona che sapendo di farmi piacere ha preso, imbustato e spedito in Italia un giornale di una 40ina di pagine, per darmi modo e darmi il piacere, la soddisfazione di incorniciare il mio primo "internazionale" (così l'ha chiamato). Spendendo l'equivalente di almeno 4 lettere. Senza stare a sentire le mie lamentele e rimproveri telefonici di settimane intere che gli intimavano di non fare il cretino e strappare solamente la pagina con l'articolo. Quando quegli 8 francobolli "1st class" che ha utilizzato, potevano essere utilizzati per altro. Ma non è solo questo che stride con l'ignoranza di quella parte di mia parentela.

La grande differenza è che nonostante quell'articolo parlasse di lui e che quindi potesse rappresentare qualcosa di positivo per lui, il primo commento successivo alla conferma di pubblicazione, ancor prima di visionarne la copia ufficiale, è stato di contentezza perché me lo avevano pubblicato, per come era scritto: "ed ora lo devi incorniciare, sei stata proprio brava" e così via. Contentezza per me e per quello che quel pezzo poteva rappresentare per me. Tutte quelle cose che minimo minimo ti aspetteresti anche dai tuoi parenti. Reazioni che da loro non vengono mai, e che invece da parte di Carlo arrivano sempre. Ieri ho avuto l'opportunità di sentirlo via telefono e quando gli ho detto che il bustone era arrivato, ha assunto il ruolo di "padre fiero della figlia" (da ridere, mi sembrava la stessa reazione di mio padre all'articolo!) che pianificava come e dove e con cosa incorniciarlo! "Così quando tra tanti anni quando lo farai vedere ai tuoi nipotini gli racconterai... " che non vi so esprimere se erano più belle le parole che diceva o il tono in cui le diceva. E mentre parlava ci pensavo a quegli idioti dei miei parenti.... pensando che è proprio vero che la famiglia non è dettata dal sangue che scorre ma dall'affetto che si prova.

La cosa che mi fa continuare a sorridere, e qui concludo perché mi son dilungata troppo, è che all'inizio voleva chiedere a Katia se me lo incorniciava lei, per farmi una sorpresa! Povera Katia, le sarebbe mancato solo questo!

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sabato 1 novembre 2008

Compleanno di Carlo. 44 anni. Ancora ad Avenal

Oggi è il compleanno di Carlo. Fa 44 anni. E' il 5° per lui sotto detenzione. Una detenzione ingiusta, ci tengo a sottolineare. Questa foto rappresenta il suo ultimo compleanno da libero. Compiva 39 anni. A me fa sempre uno strano effetto vedere quella foto. Mi lascia un magone indescrivibile. Perché sorride con gli amici (che mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto). Perché era libero. Per tanti motivi. Lo scorso anno non lo conoscevo bene, anche se davo una mano a Katia dall'agosto precedente. E quando Katia mi diceva che era il primo anno che non passava con lui da quando era sotto detenzione mi sentivo dì dispiaciuta, ma finiva lì. Quest'anno è differente. Quest'anno mi ci rode l'anima, se ci penso sto male perchè oramai è diventato come un prolungamento della famiglia insieme a Katia e la Dani, la Mara, Elisa. E' difficile forse da spiegare, ma è come se mancasse qualcosa. Insomma, io alle persone alle quali voglio bene faccio gli auguri, mi diverto a festeggiarle, fare loro regali. Oggi non posso fare niente di tutto questo. E ciò mi fa incavolare. Perché sarebbe bastato che determinate persone che hanno dichiarato di fare alcune cose le avessero realmente fatte invece di prenderci in giro, perché Carlo potesse essere libero, magari non per oggi, ma per Natale.

Insomma, si è capito che mi ci rode l'anima.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Thanking God, the first step is done

Community Alliance - November 2008- page 16- Fresno, Ca




"La Padania" del 29 Ottobre 2008 - Pagina 8 - Sez. Politica




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lunedì 20 ottobre 2008

2 giorni x Carlo Parlanti

tratto da "IL FONDO"

di Valentina Cervelli

Una telefonata. Un applauso che scaturisce spontaneo. E una lacrima scende lungo il viso dell’uomo che sta tenendo in mano la cornetta. E’ il 15 ottobre 2008. Da una parte, la platea del Centro Italiano attori di Milano. Dall’altro capo del filo, Carlo Parlanti, in collegamento dal carcere. Tutto ciò nel corso di un’ intervista telefonica condotta nell’ambito di una serata a lui dedicata, nata dalla collaborazione tra l’Associazione no -profit Prigionieri del Silenzio e gli artisti milanesi guidati da Ivan Suen.

“Il Caso Carlo Parlanti: tra finzione e realtà”. Un incontro nato per far conoscere alla gente chi è Carlo Parlanti, di cosa è stato accusato (ingiustamente) e come la sua vita sia stata trasformata in un inferno sulle basi del nulla. Perché è questo che ancora, dopo quattro anni, colpisce la gente che decide di fermarsi e guardare le prove e leggere la documentazione del caso: Carlo Parlanti viene accusato senza che vi siano effettive dimostrazioni della sua colpevolezza e, ancor di più, con evidenti contraffazioni delle prove presentate in tribunale.

Ecco quindi che prima nella conferenza stampa indetta da Prigionieri del Silenzio lo scorso 10 ottobre ed ancora una volta nel corso dell’evento patrocinato dal Centro italiano attori il 15, vi è stata la possibilità di toccare con mano ed immedesimarsi nella triste quotidianità dell’uomo che sempre di più sta diventando simbolo delle spesso tragiche condizioni degli italiani detenuti all’estero. Con l’aggravante, in questo caso, rispetto ad altri, della sua innocenza.

Nel corso della conferenza stampa del 10 ottobre, Katia Anedda, presidente di Prigionieri del Silenzio, e con lei la dott.ssa Luciana Martena , (PDL) l’On. Matteo Salvini, (Lega) e con la dott.ssa Renata Galanti (Lega), hanno illustrato le problematiche maggiori relative allo stato di detenzione di un connazionale oltre i confini di Stato. Tra di esse le oggettive difficoltà linguistiche e la sovrappopolazione carceraria; un assistenza che non sempre viene condotta in modo lineare dalle autorità e la difficoltà, sempre molto sentita di potersi fidare realmente dei legali che si contattano. Ma soprattutto l’integrità fisica dei propri cari, spesso messa a repentaglio da forte promiscuità e dalle malattie infettive.

Il caso di Carlo Parlanti viene preso come esempio: la dott.ssa Martena elogia Prigionieri del Silenzio per il lavoro innovativo svolto fino ad ora mentre la dott.ssa Galante, responsabile dello Sportello Famiglie del Carroccio offre la collaborazione degli avvocati ad esso legati per studiare una concreta risoluzione al favore del Parlanti.

Viene infine introdotto Ivan Suen, presidente del Centro italiani attori di Milano, il quale illustra con dovizia di particolari e semplicità le motivazioni che lo hanno spinto a volere organizzare uno spettacolo su Carlo Parlanti.

Ed è proprio in questa occasione, in questa serata, che l’essenza stessa del caso e della vita strappata a Carlo Parlanti trovano un senso, palesandosi davanti alla platea del Centro Italiano Attori. Grazie alla stupenda interpretazione di Gabriele Milia, su un monologo composto dallo scrittore bolognese Giuliano Bugani, sembra che Carlo Parlanti sia presente nella platea, sia lui stesso ad affiancare nell’illustrazione della documentazione la sua fidanzata storica Katia Anedda. E gli occhi della gente si sgranano, l’emotività sale, il mormorio è costante. Gianfranco Ferreri, avvocato penalista del foro di Torino presente alla serata, interviene nel dibattito. La documentazione inerente il caso viene presentata, vengono analizzate le incongruenze, sottolineate le ingiustizie. Il silenzio in sala scende nel momento in cui, intorno alle 23, l’impianto acustico del teatro risuona delle note di uno squillo telefonico.

Il protagonista della serata, colui del quale si è parlato, la presenza portata in gioco dal bravo Gabriele si palesa nella sua realtà. E’ Carlo Parlanti. E’ lui che chiama approfittando della possibilità data ai detenuti di effettuare delle telefonate prenotate di 15 minuti. Ivan Suen, affabile padrone di casa, intervista Carlo interrogandolo sulle sue condizioni di vita all’interno del carcere, sulle sue sensazioni: cosa si prova ad essere un innocente detenuto in carcere da 4 anni? Le risposte di Carlo Parlanti sono come sempre semplici, pacate e dignitose. Non ha la presunzione di convincere il suo interlocutore della propria innocenza. Invita piuttosto i presenti a saggiare con i propri occhi la verità attraverso la documentazione del caso.

E l’applauso sale spontaneo tra le fila della platea. Carlo Parlanti sorride, commosso, mentre le lacrime scendono da sole solcandogli il volto. E gli ridonano un po’ quella vita e di speranza che da quattro anni gli vengono sottratte a forza ogni giorno.

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domenica 19 ottobre 2008

Well,



My biggest desire: see that woman suffering behind bars. For all her life. Is it too much? I don't think so.

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domenica 12 ottobre 2008

Il caso Parlanti tra finzione e realtà

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mercoledì 24 settembre 2008

Ci sono risate...

che ti aprono veramente il cuore quando le senti... sono senza prezzo per quanto son belle. Ed allora anche il sonno un po' scema nonostante l'ora tarda. E ti senti meglio, e senti che ciò che fai è giusto. Anche se prima non ne avevi dubbi, quando senti questo tipo di risate, seppur brevi, hai l'ennesima conferma che stai agendo per il meglio. Ed è una sensazione veramente bella. E che ti riempie l'animo.

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domenica 31 agosto 2008

Un anno...

Voglio buttar giù queste righe prima che la testa decida che non ha voglia di pensarci, prima che il criceto impazzito nel mio cervello mi risponda: "e che diamine, già stiamo tentando di finire di scrivere una lettera, non ti sembra un po' troppo?".Prima che mi passi la velleità, soprattutto in virtù della serata di ieri, di scrivere ciò che sento.

Ieri... non è stata una serata facile. Ho parlato molto al telefono con Carlo, e bisogna ammetterlo, non era in uno dei suoi momenti migliori. Niente a che vedere con i due giorni scorsi, nei quali, alle 11 di sera, sembrava di parlare con un qualsiasi amico che aveva appena staccato dal lavoro ed aveva voglia di farti sentire che esisteva ancora e potevi contare su di lui.

Ieri era molto stanco e, cosa che puntualmente a me fa rispondere anche in maniera sgarbata, demotivato. Era sull'umore che io definirei: disperato andante. Ma come biasimarlo? Il problema è proprio quello. Cosa gli rispondi quando ti dice che la situazione intera lo sta facendo impazzire, che non si capisce perché questi maledetti giornalisti e politici non agiscono come dovrebbero? Come cazzo si fa a dargli torto? Ed infatti gli do ragione. Ma mi incavolo quando si deprime. Mi incavolo perché rischia di lasciarsi andare e smettere di combattere, e questa è una cosa che secondo me non va fatta perché rischia di fottersi da solo. E quindi parte la discussione, come sempre. Che onestamente io preferisco al sentirlo depresso e in silenzio perché odia dannatamente farsi sentire lacrimoso.

Ma di base c'è che ha ragione. In quasi tutti i suoi sfoghi, in parte e mi duole dirlo, ma non mi ci dilungherò affatto, anche per ciò che concerne qualche atteggiamento di qualcuno nel dire e non fare o nel non farlo nella maniera adeguata. Che poi magari, per quanto glielo concede la situazione "sbrocca" e si sfoga e poi lo scemo ti chiede pure scusa. E' una cosa che a me fa molta tenerezza, perché son cosciente anche quando discutiamo al telefono che non ce l'ha con me. Ed è spettacolare questa necessità che sente di scusarsi. Che essenzialmente è poi legata, dopo tutto quello che ha passato, alla paura di perdere le persone che gli sono vicine.

Come dicevo, ad ogni modo, ieri non è stata una serata facile. Perché tipi di conversazione di questo tipo poi ti lasciano un po' il segno. E quindi, quello che nella mia mente, nei giorni scorsi era stato pianificato come un post gioioso per la giornata di oggi, ha assunto sempre di più toni malinconici.

Come dicevo nel titolo è un anno. E' esattamente un anno da quando il 31 agosto 2007, girando tra alcuni blog dopo aver lavorato ho scoperto la storia di Carlo. Io spesso rifletto sul fatto che tutto sia nato da una scelta estemporanea ed assolutamente casuale. Onestamente faccio fatica anche a ricordare su quale blog ho letto di Carlo Parlanti la prima volta. Mi ricordo che ero partita dal blog di Debo per arrivare... non so dove. Rimasi colpita però dalle parole di questa ragazza, che raccontava di non aver potuto fare altro che pensare a lui tutta la sera ed a tutto il dolore che poteva provare.

Ora chi mi conosce lo sa, la curiosità spesso fa di secondo nome Valentina, se ci si aggiunge poi lo spirito giornalistico.... e quindi mi son subito tuffata su Big G per vedere chi Carlo Parlanti fosse. E mi son trovata sul sito tenuto da Katia. Me lo son spulciato tutto, ho trovato sulla rete tantissimi blog e siti che parlavano di lui e l'ho letti tutti di un fiato.. perché volevo capirci di più, volevo vederci chiaro.

E man mano che il quadro emergeva, appariva palese che a quest'uomo, porcate erano state fatte. Al contrario di come faccio solitamente, decisi di lasciar segno del mio passaggio con una email. Alla quale rispose Katia. E da lì si può dire, nacque tutto. Il supporto di Chit fu ciò di cui avevo bisogno per capire meglio la situazione nei primi tempi. Katia si dimostrò, va detto, subito pronta a fugare qualsiasi dubbio. Non a parole ma con documentazione.

Dirvi che non ho avuto qualche dubbio nel primo mese, sarebbe una bugia. Tante cose sembravano così assurde da comprendere... ma poi, come disse un saggio: Verba volant, scripta manent. E i dubbi si dissiparono. Mi sembra che iniziai a scrivere a Carlo direttamente intorno alla metà di settembre.All'inizio non sapevo proprio cosa scrivergli... mi sembrava assurda anche qualsiasi frase di comprensione. Ma lui, che per certi versi ha un caratteraccio, ma che per altri è un autentico angelo, ha risposto spiegando alcune cose, comprendendone altre...

Feci in tempo a scrivergli una lettera prima che, nonostante i documenti presentati, fosse spostato a ventura per la risentenza. In due-tre giorni, con Katia Mara e le altre riuscimmo a trovare un avvocato per la stessa., la quale venne rimandata, per svariati motivi (uno più falso dell'altro a mio parere) fino al 10 dicembre. Fu proprio in quei giorni che iniziò il calvario di Carlo. Smuovemmo le acque in maniera abbastanza sentita tra le "autorità" di contea per scoprire che fine avesse fatto Carlo, sballottato per due mese tra county jail, ospedale, e Wasco, in un momento senza che neanche lo stato italiano sapesse la sua locazione. Un periodaccio, nel quale non gli era possibile comunicare se non per lettera: soprattutto per ciò che concerne l'ospedale bisogna ringraziare il buon cuore di alcune persone.

Sedici giorni incatenato al letto nell'ospedale di Bakersfield, sottoposto ad esami pressoché inutili visti i risultati, in condizioni che non auguro al mio peggior nemico. Non gli hanno concesso di farsi la barba per più di un mese, e nemmeno di tagliarsi le unghie. A Wasco ha dovuto continuare a limarsele sfregandole contro il muro. I primi 3 giorni a Wasco è stato tenuto con la tuta di carta con la quale aveva lasciato l'ospedale, ed è rimasto scalzo per 5. Fino a che il consolato non è riuscito ad andare a trovarlo. Anche qui, la bontà di un suo compagno di cella ha fatto in modo che non fosse proprio allo sbaraglio.

E poi dopo tanti rinvii senza motivo e che apparivano essere solo un tentativo di sfiancarlo prima della risentenza, il trasferimento ad Avenal, come il giudice, un grandissimo stronzo, aveva sancito dovesse essere ai primi di ottobre.

Lo stesso giudice che nonostante la legge ha potuto, per via di un codice penale del cazzo, confermare a Carlo la pena.

E poi la nascita di Prigionieri del Silenzio, la ricerca in determinati momenti disperata di nuove soluzioni, perché è assurdo che tutti preferiscano stare fermi. Cazzo, è un innocente e ci sono le prove! E poi lo sciopero della fame, le prime cure mediche, ma anche l'inizio delle discriminazioni, pesanti, da parte di quelle tre peripatetiche infami, e le discussioni continue con l'Ombusdman che prima ti risponde a cavolo, poi quando capisce che son loro che sbagliano tenta di darti suggerimenti sottobanco.

E poi l'ingresso dell'ICAA che con il suo staff ha studiato il caso ed a breve darà i suoi risultati... insomma di cose ce ne sono tante... anche se ancora nessuna è stata risolutiva purtroppo... nonostante tutto sia palese a tutti.

A livello emotivo per me ha significato conoscere un sacco di nuove persone, alcune delle quali sono diventate veramente importanti. E' significato dormire molto meno, e allenare in maniera quasi incredibile il mio inglese che ha fatto passi da gigante. E' stato confrontarsi con realtà diverse, e situazioni diverse.

Tutto ciò ha rappresentato una fonte di arricchimento spirituale immenso. Chi non è mai venuto in contatto con un dolore come quello di Carlo o chi non ci è voluto entrare in contatto, non potrà mai capire quanto è fortunato ad avere quello che ha. Questa è una cosa sulla quale per me non ci piove.

E poi, per quanto riguarda lui, di difetti ne ha.. è un rompipalle di prima categoria :)
ma è l'esatto contrario di quella brutta persona che la sua "presunta vittima" dipinge. E' sconvolgente quanto sia buono. Una bontà che ha fatto in modo che gliela mettessero veramente in quel posto e nel peggiore dei modi, dato dove si trova ora.
Talvolta è saccente.... ma io sono peggio :D

Ma è anche una persona che è in grado di starti a sentire e si preoccupa già solo se sente la tua voce che si abbassa un poco perché hai sonno, o sei stanco, o hai un raffreddore. E' una persona che ti dice " se hai bisogno del mio aiuto, di parlare con me, dillo, che la maniera si trova", come avevo spiegato in un mio precedente post, ma è anche una persona, come è successo ieri, che nonostante la sua grande ed innegabile dignità, ha bisogno di aiuto. Tanto aiuto. E quello che mi piacerebbe comprendessero le persone che gravitano intorno a questa storia è che un aiuto, se vuole rimanere estemporaneo può farlo assolutamente, ma che se si categorizza da solo come presente e fisso, tale deve rimanere, perchè l'ultima cosa della quale ha bisogno questo ragazzo è che qualcun altro lo prenda per il culo come tanta gente ho paura abbia fatto in passato.

Perchè quelle che per noi sono stronzate e non ci cambiano la vita, per lui rappresentano delusioni ed anche ore ed ore passate a riflettere ed a starci male.

Ad ogni modo, prima che questo post diventi un enciclopedia, mi fermo qui.

Avrei da parlarne per ore,mi conosco. Ma il mio criceto pazzo nella testa, mi ricorda giustamente che devo finire di scrivere una lettera, che ho iniziato stanotte e che ho promesso sarebbe partita lunedì. E tante considerazioni preferisco lasciarle in essa. Come è giusto che sia, perché tante cose, tante sfumature spesso possono essere comprese solo da chi le vive tali situazioni. Lascio quindi il resto delle mie considerazioni per la lettera che sto scrivendo a Carlo, per fargli capire che un anno di conoscenza, per quanto sfiancante, dispensatore di insonnia, di paturnie e simili, è anche una delle soddisfazioni più grandi della mia vita.

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sabato 30 agosto 2008

Vi sembra possibile...

che in tutta Fiano Romano non ci fosse un francobollo da comprare? In nessun tabacchi? vabbè che qui ad Ardea, perno dell'arretratezza sociale in ogni senso son 3 settimane che non passa il postino (bestie... se dopo ci tocca pagar la mora sulle bollette mi incazzo!) ma insomma...

Ecco che quindi la cartolina per Carlo mi tocca spedirla da casa... e meno male che lui ci ride.. :)

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giovedì 28 agosto 2008

pensieri

Stavo riflettendo e lo dico seriamente: ho l'impressione che dentro casa mia sono l'unica con un po'di cervello. Spesso rimango basita da determinati atteggiamenti dei miei coinquilini e famigliari. Ma un po' di buonsenso?

Giornata strana questa, molto sonno e come al solito si combatte con persone che celano la verità dei fatti. Un po' ci si fa il callo, un po' vengono le paturnie, perchè come al solito ci si sente impotenti. Questo ovviamente vale per me. In tutta questa faccenda, e lo dico senza remore, vorrei vedere maggiore serietà da alcune persone. Perchè in determinati momenti ho il timore che siano solo chiacchiere e le chiacchiere portano quasi sempre, solamente a episodi che poi ricadono male e anche sulle spalle altrui.. spero di sbagliarmi, dannatamente, ma è tutto così complicato...boh...in questo momento necessiterei di uno svuotamento mentale.. o del pensatoio di Albus Silente dove ficcar dentro un po' di pensieri per togliermeli dalla testa.

Il 31 sarà un anno preciso. Sembra ieri. Ma, lo ripeto, sembra anche una vita. Quasi nemmeno la mia.

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sabato 16 agosto 2008

Carlo Parlanti: parla Michele, il fratello



E' un video, come sempre montato con foto di Carlo, contenente la testimonianza del fratello minore, Michele.

Belle parole, ben tenute, nonostante tutto. Ed oltre a foto di Carlo "inedite" se così si può dire, una vera chicca tirata fuori da Katia (che Dio ce la preservi così): un breve video di Michele e Carlo, ripreso da lei con il cellulare, quando tutti e tre abitavano a Napoli.

Ogni volta che monto un video su Carlo, è normale, sale il groppo in gola. Ma se possibile, quei pochi fotogrammi in movimento in formato .avi, hanno reso ancora più reale Carlo.

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martedì 29 luglio 2008

Dolore(2)


Il due c'è perchè mi sembra di avere già scritto un post con lo stesso titolo. Ma oggi è dannatamente quello sento. Una giornata buona, svoltasi discretamente, ma che ha preso un connotato diverso intorno alle 6 e mezza.

Non si può rimanere indifferenti davanti al dolore indicibile di un altra persona. Un dolore il quale silenzio grida più di mille parole. E così un peso ti si adagia sul cuore e ti si forma il groppo in gola. Perchè non hai le parole giuste per consolare. Non hai parole e basta. Che l'unica cosa che ti verrebbe in mente di fare ad avercela davanti la persona così disperata è di abbracciarla stretta stretta per proteggerla dal mondo intero. Ma non lo puoi fare. Ciò che puoi fare è tentare di aiutare la persona "vicina" a te che sta male ascoltando gli sfoghi della persona lontana. Perchè è l'unica maniera in cui puoi aiutarli. Ascoltandoli. Ma come diceva il compianto Alex Baroni, è un "male che fa male". Perchè ormai son quasi tre ore ed a me quella sensazione di tristezza ed il groppo in gola non sono passati.

Come tentare di arginare la disperazione di vivere? Che allo stesso tempo sembra sempre di più voler diventare la disperazione di morire? Come è possibile arginare un dolore tanto forte? Un dolore così forte che arriva a scusarsi di essere tale? Vorrei saperlo.

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mercoledì 9 luglio 2008

I'm not here for your entertrainment but....

Come sempre assonatissima, ma non si può mica lasciare questo piccolo pezzo d'anima incustodito in eterno :). Seguendo il mio ruolo di spacciatrice di video, come dice la cara Elisa, oggi mi son scovata a mio uso e consumo, un bel fanvid su Mulder e Scully. Penso che Fox sia il mio personaggio preferito di telefilm in assoluto. Quanti pianti negli anni nel vedere X files... e che attesa logorante questa del secondo capitolo cinematografico... Poi sarà che io nelle simil tragedie come quella di Fox e Dana ci sguazzo allegramente... chi lo sa :)

Come dicevo, ho veramente un sonno da fare impressione, ma penso che ogni tanto bisogna pure lasciarsi andare a qualche piccolo sfogo sul blog. Mentre mi trovavo in bagno oggi pomeriggio (ahò che volete? se stimola... ) stavo pensando che ormai è quasi un anno che seguo la vicenda di Carlo...

Sapete quale è la strana sensazione? Sentire contemporaneamente che mi ci sia appena dedicata e che mi ci dedichi da una vita...

(al che una voce fuori campo può anche urlare: aho, rinchiudetela che j'è partita la brocca!!!)

..però è così. E' questa l'impressione che ho. Insomma, sarò ripetitiva.. ho conosciuto un sacco di persone nuove ed adorabili come Katia, la Prof, la Dani e Elisa, persone che probabilmente se quel giorno non mi fossi fermata a leggere quel blog casualmente non avrei mai conosciuto, perché che connessioni abbiamo? Praticamente nessuna.. eppure sono diventate parte della mia vita quotidiana. Katia domani passerà qui prima di ripartire per Milano (muchissimi incontri con politici domani!). Tante piccole grandi donne coraggio siamo, una dopo l'altra. Ovviamente come il tempo ha dimostrato, la più forte di tutte è quello scricciolo sempre in corsa di Katia, che non molla mai. Il bello è che anche noi a forza di stare con lei abbiamo iniziato a non mollare mai...

E poi c'è quella stupenda persona che è Carlo. Un uomo che ne ha passate veramente troppe. Ed immeritate. Ma che nonostante tutto, mette praticamente sempre le esigenze degli altri davanti alle sue. Che nonostante i continui soprusi e le angherie delle quali i nostri politicanti sembrano sbattersene altamente, è capace di gioire per la contentezza di un prigioniero che abbiamo aiutato a ritrovare la figlia che credeva dispersa (è una marine) o preoccuparsi di come stiamo.

Un paio di giorni fa eravamo al telefono (piccolo prologo: a me giravano pure le palle a casa perché avevo l'impressione che nessuno ascoltasse ciò che provavo e pensavo in linea generale) e stavamo parlando ovviamente della trasmissione di Marco Strano e delle novità della giornata. Probabilmente deve avermi sentito la voce un pochino stanca e dopo avermi chiesto come stavo mi ha detto una cosa che ragazzi, sarò tenera di cuore, ma mi ha fatto veramente squagliare.
Voi tenete sempre a mente che per quanto possa incazzarmi con tutto il mondo io sto fuori e vivo la mia pregevole vita da persona libera mentre lui sono 4 anni che soffre ingiustamente le pene dell'inferno.

Mi dice: " lo sai che io posso chiamarti solo quando sono disponibili i telefoni e non ci sono le guardie stxxxxx, ma se hai bisogno di parlare con me, dillo a Katia che ti mette in c. o ti fa chiamare, non farti problemi se hai bisogno".

Ora cercate di capire... io mi incazzo perchè la mia famiglia magari non mi sta a sentire se ho qualcosa da dire... e loro non avrebbero altro in vita quando sono in casa che starmi a sentire, e questa personcina così speciale, con tutti i casini che ha, mi dice che se ho bisogno di sfogarmi lui mi sta a sentire?? Ci rido mentre lo scrivo... ma cazzo se la vita è tutta assurda!

E poi qualcuno mi chiede ancora perché mi sto impegnando come una matta per aiutarlo ad uscire dal suo inferno? Quanto bene sta facendo tutta questa storia alla mia anima? Molto... moltissimo.

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sabato 28 giugno 2008

Per chi ancora evita di guardare la verità e perde tempo a diffamare Carlo Parlanti

Profilo di Carlo Parlanti

“Certo però non è proprio uno stinco di santo. Era una persona alla quale piaceva l’alcool. Gli Piacevano le donne”: Quante volte abbiamo sentito queste frasi da persone che pur di non entrare nel merito della storia di Carlo Parlanti, hanno preferito lasciarsi a determinati commenti diffamatori gratuiti? Per fermare una volta per tutte queste diffamazioni gratuite, che continuano a perdurare nonostante la perizia criminologia che dimostra la sua innocenza, tracciamo un profilo del sig. Carlo Parlanti, nato a Montecatini Terme l’1 Novembre 1964: leggetelo fino alla fine e vedrete cosa ne uscirà.

Curriculum di Carlo Parlanti

Carlo Parlanti si laurea nell’anno scolastico 1984-1985 in Fisica, presso la facoltà di Matematica, Fisica E Scienze Naturali dell’Università di Pisa. Nel 1988 il primo lavoro importante presso la “ SYS-DAT Elaboratori” come analista e programmatore. In seguito ad un corso professionale nella stessa azienda, viene assunto insieme ad altre 20 persone su un parterre di scelta di 900 candidati.

Nel 1991 entra in “Nestlè Italia” come analista di sistemi, dove grazie alle sue capacità ed al costante impegno, in meno di un anno passa alla posizione di Senior Consultant. Nel 1995, Parlanti passa alla “JdEdwards Italia”, dove come Senior Consultant viene scelto come “project leader” di un progetto di implementazione basato su tecnologia Ibm.

Nell’agosto 1996 inizia la sua avventura lavorativa americana presso la CPL Worldgroup dove coordina l’implementazione del software JDE nei sistemi della “Dole Vegetables, nella quale entra a tutti gli effetti come Project Manager nell’aprile del 1997. Carlo rimane alla Dole fino al suo ritorno in Italia nell’agosto del 2002, scalando in continuazione posizioni di comando, come dimostrano le tabelle allegate nella cartella contenente documentazione complessiva relativa a questo report su Carlo Parlanti, incrementando i suoi profitti ed apportando alla società della quale era dipendente benefici ed ottimi guadagni.

Nel frattempo Carlo Parlanti sviluppa un proprio software chiamato OBDC Face, un ETL Tool, che gli è valso addirittura la citazione in un compendio della facoltà informatica di Copenaghen,e che lo ha portato alla stipula, pochi mesi prima dell’arresto, di un contratto da sogno con la CNG, società irlandese di viaggi ed hotel.

Un curriculum di tutto rispetto, difficilmente riscontrabile in molte altre persone. La scalata lavorativa di Carlo Parlanti, documentata anche da moltissimi diplomi di encomio relativi ai campi di applicazione lavorativa, linguistica e manageriale, è frutto di una continua ricerca di miglioramento di se stesso, che non ha niente a condividere con il comportamento di una persona alcolizzata come è stato spesso tacciato essere il Parlanti a causa delle dichiarazioni della sua accusatrice. Un alcolizzato infatti non è in grado di applicarsi al lavoro raggiungendo i traguardi raggiunti dal Parlanti, e ancor di più non è in grado di sostenere l’allenamento fisico che richiedono lanci con il parapendio, la preparazione al Triathlon, ed altre attività sportive come il nuoto e la corsa, sostenute a livello amatoriale, ma che ad ogni modo necessitano che il corpo della persona che le esegue sia allenato e depurato da qualsiasi voglia sostanza disibinitoria.

E se vi fosse ancora qualche perplessità, sulla sua salute fisica un certificato medico redatto nel 2003 dal comando regionale campano dei Carabinieri in seguito allo smarrimento della patente attesta che “ non presenta sintomi che lo rivelino fare abuso di sostanze alcoliche od essere in stato di dipendenza da sostanze stupefacenti”.

Qualsiasi sanitario può attestare che il fegato di una persona alcolizzata, specialmente se tale stato di cose si protrae per più di un decennio, soffrirà di steatosi, ovvero un aumento del contenuto di grasso all'interno delle cellule del tessuto epatico, che avviene in seguito a un processo infiltrativo o degenerativo. I valori del fegato di Carlo Parlanti, come attestano anche le analisi del sangue svolte nella prigione di Avenal, in California, dove è attualmente ed ingiustamente detenuto, nonostante l’Epatite di cui soffre, non presentano assolutamente valori compatibili con un abuso di alcool passato. Ecco quindi la dimostrazione diretta che tacciare il Parlanti di alcolismo è pura e semplice diffamazione gratuita.



Per ciò che riguarda la cosiddetta “leggerezza” del Parlanti nei rapporti con il gentil sesso, tutto può essere ricondotto a semplici illazioni: nessuno ha infatti il diritto di entrare nel merito della sfera privata di una persona. Nessuna promessa è stata mai fatta, e come tale i rapporti sono stati intesi dalle persone coinvolte. Ad esclusione della accusatrice di Carlo Parlanti ed altre due donne americane, di cui soprattutto di una è provabile la scarsa attendibilità etica e comportamentale, tutte le altre partner, sia esse di nazionalità italiana che straniera serbano buoni ricordi dello stesso. Alcune di loro sono parte attiva del gruppo che si sta battendo in difesa del Parlanti.

In fatto di credibilità di una persona, in un mondo corretto e giusto, non si sarebbe resa necessaria la stilazione di un similare dossier. Continue illazioni e diffamazioni gratuite che rischiano di far più male a Carlo Parlanti della semplice indifferenza hanno reso necessario questo report. L’auspicio è che chi abbia diffamato in passato il Parlanti, abbia la coscienza di ammettere il proprio errore.

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lunedì 16 giugno 2008

Appeal for Carlo Parlanti (English)




This is an appeal for Carlo Parlanti, Italian unfairly locked up in Avenal State Prison. He's innocent and also An Italian Criminologist, Prof. Marco Strano, demonstrate that thing. Help us spread Carlo's story in USA! (Forgive my English and my voice, I've fever).

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Voce modello "trans" chiamato Desiderio, un errore madornale di sintassi che ho sentito solo dopo che lo avevo caricato ed una pronuncia non proprio da Oxford. Ma si tentano tutte. Chiunque passi di qui, per favore, contribuisca a rendere pubblica la storia di Carlo. Lo sottopongono a vere e proprie torture psicologiche, tentano di annientarlo in tutte le maniere. Lui non ce la fa più. Talvolta rimango stupita di come ancora, nonostante tutto, tenga duro. Può bastare anche che diate commenti sulla trasmissione che ho postato qua sotto. Ma vi prego muovetevi. Già quei bastardi che ci governano stanno zitti, se lo fate anche voi è la fine.

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