mercoledì 4 marzo 2009

In memory of Willie Pondexter Jr.


"Willie Pondexter Jr was pronounced dead at 6:18pm on March 3, 2009."

Questo è quello che appare sul suo myspace ( è uno dei nostri contatti sul myspace di Carlo), aggiornato presumibilmente dalla moglie. Non era un santo, questo no, ma era innocente per il crimine per il quale si trovava nel braccio della morte. Prima mi son svegliata, erano le 4 e 30 e non riuscivo a riaddormentarmi.

MI veniva da pensare: "speriamo che l'abbia sfangata", così a ripetizione. E dopo aver combattuto una mezzora con questo pensiero ho acceso i computer per vedere.

I giornali ancora non hanno parlato di questa morte, il sito del death row ancora non ha registrato il suo ennesimo omicidio legalizzato.Io non sono una innocentista a prescindere. Ma vorrei che in prigione ci fosse solo chi realmente deve pagare per un determinato crimine.

L'esperienza insegna che chi non ha niente da nascondere, la sua innocenza la urla, Così come faceva Willie.Così come fa Carlo e almeno un milione di persone innocenti rinchiuse in America.

Questa sera lo stato del Texas ha
confermato la sua pochezza umana, e con lei tutti i giudici, il governatore, i cittadini che ancora reclamano la pena di morte.

Sempre su myspace appare una frase, di Willie, che presumo abbia detto ieri, prima di essere ucciso: " IT IS WELL WITH MY SOUL. I'LL SLEEP WITH THE ANGEL". Ecco l'ennesima vittima della barbarie umana. L'ennesima vittima innocente.

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domenica 16 novembre 2008

Intermezzo

Parole che pensavi di non leggere più. Frasi che non pensavi di udire. "Somethimes they come back", diceva Stephen King. "For a while" aggiungo io. Ma in tutto questo è d'obbligo un ringraziamento con tutto il cuore a chi mi sta facendo ridere come non facevo da tempo. Grazie. Veramente di cuore.

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sabato 1 novembre 2008

Compleanno di Carlo. 44 anni. Ancora ad Avenal

Oggi è il compleanno di Carlo. Fa 44 anni. E' il 5° per lui sotto detenzione. Una detenzione ingiusta, ci tengo a sottolineare. Questa foto rappresenta il suo ultimo compleanno da libero. Compiva 39 anni. A me fa sempre uno strano effetto vedere quella foto. Mi lascia un magone indescrivibile. Perché sorride con gli amici (che mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto). Perché era libero. Per tanti motivi. Lo scorso anno non lo conoscevo bene, anche se davo una mano a Katia dall'agosto precedente. E quando Katia mi diceva che era il primo anno che non passava con lui da quando era sotto detenzione mi sentivo dì dispiaciuta, ma finiva lì. Quest'anno è differente. Quest'anno mi ci rode l'anima, se ci penso sto male perchè oramai è diventato come un prolungamento della famiglia insieme a Katia e la Dani, la Mara, Elisa. E' difficile forse da spiegare, ma è come se mancasse qualcosa. Insomma, io alle persone alle quali voglio bene faccio gli auguri, mi diverto a festeggiarle, fare loro regali. Oggi non posso fare niente di tutto questo. E ciò mi fa incavolare. Perché sarebbe bastato che determinate persone che hanno dichiarato di fare alcune cose le avessero realmente fatte invece di prenderci in giro, perché Carlo potesse essere libero, magari non per oggi, ma per Natale.

Insomma, si è capito che mi ci rode l'anima.

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lunedì 31 marzo 2008

Carlo Parlanti inizia lo sciopero della fame



All'attenzione delle Autorità Italiane

Ieri sera Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame. Nonostante le sue precarie condizioni di salute. Un gesto disperato, per farsi sentire. L'ultima iniziativa, perché tale si rivelerà, se portata avanti ad oltranza e senza nessuna concreta risposta da parte vostra.

Questa lettera aperta è indirizzata alle autorità Consolari, al Ministero degli Esteri, al Ministero di Giustizia, ad ogni autorità italiana di Polizia, da parte di noi, amici di Carlo, persone che gli vogliono bene e che non possono vederlo morire giorno dopo giorno solo per farsi sentire ed ottenere ciò che gli spetta di diritto: l'essere tutelato dal proprio Stato.

Qui si parla della vita di un uomo innocente. Le prove dell'innocenza sono visibili a tutti, sono online sul sito http://www.carloparlanti.it/volantino.htm, sono nei dossier composti dal Ministero di Giustizia e della Farnesina sul caso, sono in mano alle maggiori associazioni di diritti umani. Prove inappellabili, che dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che nel dicembre del 2005 è stato condannato un uomo innocente per un crimine mai commesso. Il tempo del tergiversare deve finire. Si parla della vita di un uomo. E' questa la maniera nel quale lo Stato Italiano tutela i suoi cittadini? Lasciandoli morire giorno dopo giorno in un paese straniero con la scusa di non "dovere irrigidire" i rapporti con lo stesso, anche quando vi sono palesi dimostrazioni che quest'ultimo ha sbagliato? Con quale coraggio voi, nostri rappresentanti riuscite a dormire la notte sapendo di non avere fatto abbastanza per tutelarlo? Noi vi eleggiamo a nostri portavoce, ci affidiamo completamente a voi e tutto ciò che otteniamo è un paese che va alla rovina ed il calpestamento dei nostri diritti basilari.

C'è un uomo, rinchiuso nel carcere di Avenal. Non è un animale, è una persona come noi e come voi. E' innocente. E troppe volte abbiamo visto lo Stato Italiano correre a tutelare i colpevoli, facendoli uscire di prigione e sostenendoli economicamente. Perché Carlo Parlanti, da innocente, deve morire abbandonato da tutti?

Qui lanciamo un appello anche ai politici che hanno speso parole, e soldi per aiutare Carlo. On. Guidoni, On. Zacchera, On. Bucchino, On. Romagnoli, Sen. Cutrufo, e tutti gli altri che negli anni hanno palesato interesse per la vicenda di Carlo: dateci una mano voi, aiutateci in qualche modo. E' una persona innocente quella che si trova dentro al carcere di Avenal. Una persona disperata ma piena di dignità, che preferisce lasciarsi morire piano piano piuttosto che diventare schiavo di un sistema corrotto che lo ha punito per un crimine che non ha mai commesso. "Se mi rendono schiavo, dopo avermi rinchiuso, picchiato, incatenato ad un letto, perdo l'unica ragione di vita che mi è rimasta". Sono sue parole, mentre si tentava, senza successo di dissuaderlo dal compiere simili passi. Ma come dargli torto se continua ad essere rinchiuso, se nessuno dei nostri governanti tiene conto del fatto che è innocente e che le prove della sua innocenza siano chiare e visibili a tutti?

Perché questo silenzio? Perché questa paura di dire: "Si, la Contea di Ventura in California ha sbagliato"? Perché tacere e far finta che il Parlanti non esista, che la sua sofferenza non esista, che le prove della sua innocenza non esistono? Perché questo rendersi complici di un reato? Del lento omicidio di quest'uomo? Noi non possiamo, ma soprattutto non vogliamo stare zitti. Non vogliamo essere complici dell'omicidio di Carlo. Perché è di questo che si tratta. L'Italia è stata in prima linea per ciò che riguarda la pena di morte. Ma predica bene e razzola male, se condanna ad una morte certa un suo cittadino, la cui unica richiesta è quella dell'essere tutelato dal proprio paese.

Non si parla di Sacco e Vanzetti. Non si parla di un mafioso, di un pluriomicida, di un attentatore. Si parla di un uomo innocente. Della vittima di un sistema sbagliato. Di un sistema malato.

Nostri governanti rispondeteci: vi paghiamo profumatamente per tutelarci? Ed allora perché non lo fate? Perché lasciate morire lentamente il Parlanti senza muovere un dito quando a qualsiasi livello istituzionale siete coscienti della sua innocenza e ne avete in mano le prove? Speriamo con tutto il cuore abbiate la coscienza di risponderci non a parole ma a fatti. La sig.ra Katia Anedda, compagna di Carlo Parlanti è attualmente negli Usa. Sta incontrando un ostruzionismo clamoroso solo per effettuare una conferenza stampa. Inutile spiegare le difficoltà che sta incontrando per ottenere colloqui con le autorità. Imperterrita continua a combattere sola. Dove sono i Consolati? Quale il loro ruolo? Come stanno tutelando i diritti di Carlo Palanti?

La nostra speranza è che a questa lettera segua una mossa concreta. Noi non ci fermeremo qui. Continueremo a parlare, a raccontare di Carlo, a raccontare alla gente che non è il bastardo stupratore per il quale è stato fatto passare, ma un dolce e sensibile innocente che sta pian piano morendo nell'indifferenza del suo stato, dei suoi media e delle autorità tutte. E se la sua morte dovesse mai verificarsi, la vostra indifferenza farà il paio con la vostra scarna coscienza. Continueremo a denunciare comunque, dovunque, in qualsiasi lingua, i reati commessi contro di lui.

Non siamo certi di un riscontro da parte delle nostre autorità, troppo perse a farsi guerra elettorale, ma lo auspichiamo: secco, breve, deciso.

Valentina Cervelli e Mara Marino

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giovedì 27 marzo 2008

Carlo Parlanti come Sacco e Vanzetti? No grazie!!!

http://wordwaymike.blogspot.com/2008/01/greg-totten-ventura-county-district.html

chi conosce l'inglese legga anche il link qui sopra. Il destinatario di tale missiva e' la stessa persona che ha voluto l'arresto di Carlo sulla base del niente.

(chiunque passi di qui è invitato ad inserire questo comunicato nel proprio blog)

Sono stati giorni di febbrile attività per Katia questi trascorsi in California, pieni di trepidante attesa e di speranza; le è stata fatta intravedere la concreta possibilità di organizzare una conferenza stampa in cui Lei, con l’appoggio di un’Associazione statunitense e con il supporto del Consolato italiano a San Francisco, avrebbe potuto parlare in qualità di Presidente dell’Associazione “Prigionieri del Silenzio” sia dell’associazione stessa e degli obiettivi che questa si prefigge, sia del caso di Carlo Parlanti, compagno nella vita di Katia ma che rappresenta la vicenda più controversa curata dall’Associazione.

Una conferenza negli Usa sarebbe stata la vera occasione di vita per Carlo Parlanti… Il momento per dimostrare in maniera pubblica la non attendibilità delle prove attraverso cui Carlo Parlanti è stato condannato.

In una situazione in cui persino l’Attorney general ha rifiutato un incontro con Katia Anedda, un dibattimento pubblico in cui, senza inequivocabili dubbi, si potessero mostrare foto false, avrebbe condotto anche al rapporto investigativo e da ciò, naturalmente si sarebbe potuti arrivare a due conseguenze diverse. Se l’attenzione posta alle foto durante la conferenza avesse fatto emergere una situazione di falsità delle foto, così come attestato da investigazioni,le procure italiana ed Usa avrebbero dovuto intervenire per la tutela di un individuo ingiustamente detenuto e la conseguente messa in stato di accusa di chi ha dichiarato il falso; in caso contrario, le stesse procure avrebbero dovuto intervenire per confermare la condanna del Parlanti oltre che mettere in stato di accusa la stessa signora Anedda e l’investigatore da loro assunto.

Oggi la doccia fredda. Un funzionario del Consolato, non ci è dato conoscerne il nome, ha sconsigliato caldamente Katia dall’organizzare la conferenza stampa. Motivo? La procura di Ventura si potrebbe irrigidire e il caso di Carlo Parlanti potrebbe diventare il nuovo caso Sacco-Vanzetti.

Credo si possa parlare a ben ragione di pressione psicologica. Katia è distrutta, non solo la delusione di vedere svanito il sogno su cui conta da ben 4 anni, ma anche il peso di un fardello inumano: la responsabilità di quanto potrebbe succedere a Carlo e alla sua persona.

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martedì 4 marzo 2008

Spesso mi chiedo..



...se faccio bene a preoccuparmi troppo della mia famiglia. Insomma, in realtà non è proprio la domanda che mi pongo. Quella che mi pongo è un altra: perchè vogliono approvazione da parte mia su scelte che sanno essere, nel loro intimo sbagliate?

L'atteggiamento di mia madre con i parenti e determinati problemi di casa, le frequentazioni di mia sorella. Insomma, se mi lasciassero perdere e non mi immischiassero nei loro problemi in qualche maniera, io me ne fregherei allegramente... il problema è che , portando avanti gli esempi sopracitati, mia madre mi frega a livello economico, mia sorella a livello mentale, disperandosi poi di scelte fatte a cazzo. In tutti e due i casi a me tocca sorbirmele anche quando non voglio. Quindi secondo me non si tratta di essere protettiva o meno, quanto di voler preservare la mia testa già piena di pensieri. Poi sarà che io mi son sempre fatta i cazzi miei, i cazzi miei non l'ho mai condivisi con nessuno volontariamente, che il dover essere a forza di cose immischiata mi scoccia un bel po'.

Che poi a quale pro voler sapere per forza ciò che ne penso, cercando la mia approvazione quando sanno benissimo che la stessa non potrà arrivare? Perchè devo cambiare a forza le mie idee per fare loro piacere? Non ha senso... ed io non ho intenzione di essere banderuola.

E' un atteggiamento che non concepisco. Se si effettua una scelta vi deve essere la coscienza di portarla avanti ed affrontarla da soli, non ricercare qualcuno che dica: "si, bravo, complimenti". E se ci riesco io diamine, che c'ho quattrocentomila problemi, perchè non dovrebbero riuscirci gli altri?

E dopo questa perla di sagezza vi lascio con questa notizia:

Operaio faceva sesso con aspirapolvere, licenziato

(ANSA) - LONDRA, 3 MAR - Un operaio polacco è stato sorpreso a Londra a fare sesso con un aspirapolvere e nonostante le sue giustificazioni è stato licenziato. L'operaio, sorpreso nudo e in ginocchio da una guardia giurata, si è difeso dicendo che si stava pulendo le mutande con l'aspirapolvere. La guardia ha invece detto che era impegnato in un atto autoerotico con l'ausilio dell'aspirapolvere. Interpellato dai suoi superiori, ha detto che passare l'aspirapolvere sulle mutande è "una pratica comune in Polonia".

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mercoledì 30 gennaio 2008

Premetto che sono una femminista della peggior specie...

...ma oggi voglio affrontare sul mio blog, un argomento attorno al quale rifletto da mesi, per ovvietà di cose, ma sul quale non ho mai speso una parola se non con la mia amica Dani: ovvero quanto sono puttane le donne americane, in particolari quelle residenti in California.

Ovviamente non si può fare di tutta l'erba un fascio, e volendo in questo momento, essendomi affezionata a Carlo, ovviamente il punto di vista è parziale, ma diamine, ci son cose che proprio non vanno.

Sono delle puttane perchè secondo uno studio militare vi è la più alta concentrazione di false accuse provate, accuse che minano la credibilità stessa delle vere povere vittime di stupro, che porteranno addosso le ferite per tutta la loro vita, e che io aiuterei volentieri castrando a mano nuda, con sommo piacere, i loro aggressori.

Puttane perchè la maggior parte di loro lo fa per ricevere il cospicuo sussidio statale che le vittime accertate dopo un processo hanno diritto a ricevere. Capite ora perchè vado fuori di testa pensando che quella gran puttana della White gode di tali cose senza che sia stato mai portato un dannato cerificato medico ad attestare la violenza?

Sono delle puttane perchè finchè fa loro comodo sfruttano le persone per poi abbandonarle nella merda. E ne ho avuto riprova giusto ieri.

Sono delle puttane perchè, anche se non in questi termini che sto utilizzando io, anche Kanin, sociologo americano conferma che è un vizio, per motivi mentali ed educativi, delle stesse denunciare falsamente la gente.

Sono delle puttane.. perchè lo penso io che sono una donna, femminista, che nononostante tutto crede alla giustizia e che gli parte la trebisonda a pensare che la perdita di una scopata porti le donne ad umiliare la categoria con comportamenti assurdi.

Come la terapista che chiede un mandato di restrizione e poi sulla segreteria lascia messaggi del tipo: tesoro mio, ti amo, sistemiamo le cose, l'ho fatto perchè mi giravano le palle....

E no!!! Diamine proprio non va! E se qualcuno si è sentito offeso.... sti cazzi! Ma oggi proprio mi girano a ventola.

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martedì 29 gennaio 2008

oggi...

Voglio tornare a parlare di Carlo, a costo di rompere le scatole ai miei pochi ma fedeli lettori. Il garante dei detenuti del Lazio si è attivato per tentare di gestire la sua situazione. E' la prima volta che ho, forse grazie al fatto di aver conosciuto i componenti, che ho un po' di fiducia nelle istituzioni e nel loro operato.

Sarà che questi ultimi giorni per Carlo non sono stati il massimo, sarà che con l'intervento del garante nasce una nuova speranza di risoluzione di tutto condita dalle ovvie ansie che la accompagnano, ma sono giorni, mentre parlo con Katia, mentre tento di lavorare sul myspace e sul resto che ho in mente due foto che Katia mi ha mandato tempo fa dove Carlo sorride e si trova con amici. Ovviamente per postarla qui e non ledere la privacy di nessuno le ho tagliate ed ho tentato di oscurare gli occhi delle persone che non ho potuto tagliare.

Sono foto che mi sono rimaste impresse perchè, fino a quel momento di lui avevo solo l'immagine ovviamente triste delle foto in prigione. Queste foto mi hanno fatto in piccolo lo stesso effetto che mi ha fatto (in maniera più pesante) l'averci parlato: l'averlo reso di colpo una persona reale, una persona vicina.

E secondo me sono delle immagini fortissime messe a contrasto con le ultime foto della prigione. Sono uno dei tanti tasselli dell'ingiustizia che ha colpito quest'uomo. Uno degli effetti più evidenti. Chi mi conosce, nonostante io sia cinica, ma molto emotiva, sa che non mi esprimo mai sull'onda dell'emozione. Ma in casi come questi dove l'ingiustizia è palese e le prove dell'innocenza di quest'uomo così lampanti, io mi rendo conto... che il sentimento più forte che provo è la rabbia. Quando sento Katia triste, quando vengo a conoscenza dei continui dispetti che fanno a Carlo, quando penso che potrebbe avere un cancro al polmone e che la maggior parte delle persone e delle istituzioni se ne fottono allegramente... be la cosa mi manda letteralmente in bestia.

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